
"Quoque tu, Luciano..."
di Roberto Emiliano Piserse
Riflessioni e approfondimenti di politica, economia e costume ilvoltaire@libero.it


Firmato il decreto salva-lista, siamo alla Repubblica di Weimar.
di Roberto Emiliano Piserse
Questo è un altro giorno triste per l'Italia, sarebbe forse opportuno che un editorialista di un blog commentasse e argomentasse con fiumi di parole ciò che è accaduto. I lettori mi perdoneranno ma l'avvilimento che ho non me lo permette. Vorrei solo fare una domanda a cui dare una risposta ed una contro-risposta:
Se la lista esclusa fosse stata quella dei Pensionati o del Partito Comunista dei Lavoratori (come tra l'altro è già accaduto), ci sarebbe stato un Decreto del Governo?
Risposta (di parte): Non è la stessa cosa, il PDL è il primo partito d'Italia e non si può fare una competizione elettorale senza che sia rappresentato oltre 1/3 dell'elettorato italiano, sarebbe falsata.
Controrisposta: Innanzitutto non si è il primo partito d'Italia sempre e comunque, voglio semplicemente dire che ad ogni competizione elettorale tutti i partiti ripartono da zero, infatti più volte sono capitati rovesciamenti di posizioni. Ma ammettiamo comunque che il PDL si confermi o sia oggettivamente il primo partito, ma forse la legge non è uguale per tutti? Oppure dobbiamo credere che i più forti siano "sciolti" (ab-soluti) cioè sottratti al rispetto della legge? Se così fosse ci troveremmo di fronte alla "Legge del più forte" che è espressione della legge di natura contro cui gli uomini hanno però voluto opporre il Diritto proprio per difendere il più debole. Infatti "il più forte" non ha bisogno di leggi perchè è capace da solo di prendersi ciò che gli spetta e ciò che pretende. Allora vuol dire che ci troviamo di fronte a leggi-ragnatela di cui ho già parlato nei giorni scorsi. Ecco perchè con avvilimento dico che siamo ormai alla Repubblica di Weimar.
Dulcis in fundo riportiamo una dichiarazione, ripresa dal "Corriere.it", di Silvio Berlusconi relativamente al Decreto varato, una dichiarzione che si commenta da sola:
«Sono uscito dal Consiglio dei Ministri dove stiamo facendo un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni - ha spiegato lo stesso Silvio Berlusconi nel corso di un collegamento telefonico con un evento elettorale del suo partito in Puglia - in modo che, speriamo, si possa ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia».

Sull'esclusione delle liste del PDL La Russa afferma: Pronti a scendere in Piazza.
Uno spettro si aggira per l'Italia, quello delle leggi-ragnatela.
di Roberto Emiliano Piserse
Ormai il Berlusconismo ha contagiato tutti ed è diventato il metro di valutazione di ogni questione. Ormai è passato il principio che i giudici sono faziosi, corrotti, aspiranti a conquistare il potere politico dilatando a dismisura quello giudiziario. Allora, questo è il ragionamento del PDL, occorre ricorrere alla Piazza. La Piazza, questa fin troppo conosciuta, diventa anche giudice, un giudizio che esprime attraverso il voto elettorale ed attraverso la protesta. Ormai siamo alla barbarie del Diritto, alla scelta tra "Gesù e Barabba" nella convinzione, questo sì fazioso sillogismo, che, risiedendo nel popolo la sovranità, nelle sue mani sono tutti i poteri, pure quello giudiziario, anche perchè il popolo sa quello che vuole e dunque non può sbagliare perchè ciò che vuole non è nè buono nè cattivo, è solo desiderio, solo verità , la sua (del popolo) verità. Ecco allora che la Legge non vale più, non valgono le regole, almeno non possono valere per un partito di maggioranza relativa che, in quanto tale, necessariamente deve prendere parte alla competizione elettorale, anche perchè è l'unico in grado di contrastare e persini vincere il "Sinistro Male". Così si avalla un altro principio che farebbe rabbrividire i grandi della politica da Platone a Montesquieu, da Locke a Rousseau e persino i Sofisti che di relativismo pure si intendevano: una norma non ha validità assoluta ma relativa, vale a dire che è valida per i deboli, gli indifesi, per coloro che non hanno dietro il consenso delle masse, mentre non vale per i forti, per i prepotenti che, avendo un grande consenso popolare, essi devono rispondere magari al popolo ma non alla Legge. A riguardo Berlusconi più volte è stato esplicito: "Io non ho bisogno di giudici, perchè sono stato già giudicato dal popolo che più volte mi ha eletto sentenziando dunque che sono degno di ricoprire la carica che ho!". Così se un tempo i prepotenti agivano in assenza di leggi e traevano da questa massimo profitto, ora possono prosperare ancor di più grazie a leggi valide solo per gli altri. Infatti tutti sanno che ad ogni competizione elettorale ci sono sempre liste scartate perfino solo per vizi di forma e non, come nel caso del PDL a Roma e a Milano, di sostanza. Allora vuol dire che ancora una volta vale la logica dei due pesi e delle due misure, ancora una volta ci troviamo di fronte a leggi-ragnatela, come amava definirle Erasmo da Rotterdam, leggi cioè che, come le ragnatele, sono efficaci solo per gli insetti piccoli mentre non hanno alcun senso di fronte a quelli grandi. Mala tempora currunt. Sigh!




P.E.V.: Guerra aperta tra Sindacato e Amministrazione Comunale.
Il Sindacato risponde alle esternazioni dell'Ass. Domenico Molino. Intanto questo lungo braccio di ferro rischia di bloccare tutti i concorsi.
Riceviamo e pubblichiamo.